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Udine, Memoriale di Delzotto sull’esodo istriano

La letteratura dell’esodo istriano è formata da due tipi di scritture. La maggior parte dei testi è costituita da romanzi e memoriali, mentre alla saggistica è riservata una percentuale minoritaria di opere. Vero è, tuttavia, che sia i racconti, che i romanzi, o i carteggi, o i diari contengono innegabili riferimenti storici.

Delzotto, Cattalini e Gorlato alla presentazione a Udine (foto Fulvio Pregnolato)

È il caso dell’8 settembre 1943, che rappresentò per molti istriani e dalmati una data epica. Come racconta Silvio Cattalini, esule da Zara e presidente dal 1974 del Comitato di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), “da quel giorno le autorità italiane spariscono, i nostri soldati sono allo sbando e i partigiani titini iniziano le sopraffazioni, fino ad arrivare alla violenza delle foibe”.
I gerarchi, mi si dice, sono i più lesti a volatilizzarsi. Quegli stessi individui avevano imperversato fino al giorno precedente. “Me lo ricordo ancora oggi il ceffone ricevuto da uno grosso in camicia nera – mi ha raccontato il maestro Alfredo Orzan, classe 1930, di San Lorenzo Isontino, quando in una ferramenta di Gorizia, dove mi trovavo, per farmi capire dissi due parole in friulano e in sloveno… e giù le botte, con il grido: ‘Qui non si parla che italiano!’, infarcito da un forte accento siculo”.
Proprio col 25 settembre 1943 inizia l’esodo delle famiglie Delzotto e Fortunato, commercianti di Dignano d’Istria. È quanto riportato nell’opera prima di Armando Delzotto “Terere”, intitolata “I miei ricordi di Dignano d’Istria (dalla nascita all’esodo)”, edizioni del Sale, Udine, fresca di stampa.
Il volume è stato presentato lo scorso 11 giugno, nella sala parrocchiale di Vicolo Sillio 4/B a cura dell’ANVGD di Udine, con Cattalini. Anche questo libro ha prodotto un acceso dibattito sui temi storici.
Il libro, corredato da una serie di immagini d’epoca, racconta di Dignano nella prima parte e poi della fuga in barca da Fasana fino a Trieste e Venezia. “Decisione dolorosa, ma necessaria” – scrive l’autore. Nel bel volume ci sono racconti ridicoli di scuola, ricette della nonna Tonina e la vita di paese vissuta dall’adolescente Delzotto. “È un libro sereno – ha detto Giorgio Gorlato, esule da Dignano pure lui – con giochi, passatempi, pagine d’amore perché, per sua fortuna, l’autore non ha mai vissuto l’orribile vicenda delle foibe”.
Nell’interessante dibattito che è seguito alla presentazione di Cattalini e Gorlato, sono intervenuti, tra gli altri Sergio Satti, esule da Pola e vie presidente dell’ANVGD di Udine e Luigi Paolini, esule da Canfanaro. È riemersa, come accade in tali circostanze, la data del 2004, quando fu istituito il Giorno del Ricordo. Da quel momento il mondo degli esuli subisce un cambiamento. Molti, che prima tacevano, per pudore, quieto vivere o per paura, prendono coraggio e iniziano ad aprire i loro cuori. Parlano in pubblico, scrivono. Talvolta piangono. Impariamo ad ascoltarli. “Chiediamo solo un po’ di rispetto e abbiamo bisogno di tale memorialistica – è la pacata conclusione di Cattalini, Satti, Gorlato e Delzotto….
Eccoli soddisfatti. In un’altra parte della regione, in provincia di Gorizia, è uscito un altro libro. Scritto da Carlo Alberto Borioli, è intitolato “Monfalcone anni quaranta”, per le edizione dell’Istituto di Storia Religiosa. È stato presentato alla Biblioteca comunale di Monfalcone il 13 giugno. Già bollato dagli storici di razza come una “rievocazione e rappresentazione” piuttosto che un’analisi storica, ci da il segno della vivacità editoriale su certi temi nel Nordest. Qui si narrano le vicende dei cantieri trasformati in uno “scannatoio senza pietà”, ha già detto qualche fonte critica su “Il Piccolo”. Finita la guerra, si scatenano le vendette, le violenze di ogni sorta, i pestaggi, gli attentati dinamitardi e le uccisioni. “Ma questa non è storia” – per certi studiosi. Il dibattito continua.

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