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Scappare dall’Istria, andare nel mondo, 1943

I racconti dell’esodo giuliano dalmata sono spesso carichi di problemi familiari e sociali se non, addirittura, di tragedie. Talvolta, invece, fanno venire in mente alle persone certi aspetti simpatici ed affettuosi dei propri avi. Ricordare fatti belli, un po’ ridicoli ed affettuosi, sprigiona ancor oggi una grande tensione riguardo ai valori familiari e della comunità di appartenenza. Mi sembra che sia questo il caso della seguente intervista.

Rovigno d'Istria, cartolina viaggiata nel 1936

Domanda: Che cosa ricorda dell’esodo giuliano dalmata vissuto dai suoi familiari?

Risposta: «Ricordo che c’erano alcuni parenti a Poladice Paola Barbanti – considerati dalla mia nonna materna Norma Visintin, venuta via da Zara nel 1943, con tanto affetto perché si erano conosciuti sin da bambini. Ad esempio ricordo la zia Ida Clagnan, nata a Pola nel 1904, di lei la nonna Norma diceva ‘semo come sorele’. Ida Clagnan lavorava alla Manifattura Tabacchi di Pola, aveva un fratello di nome Ruggero, nato nel 1909 a Pola, che era pretore nel tribunale istriano».

D.: Queste famiglie fuggono dall’Istria nel 1943 e fino dove arrivano?

R.: «So che i fratelli Ida e Ruggero Clagnan, assieme alla loro mamma Emma Visintin – replica la professoressa Barbanti, grazie ai ricordi di sua madre Zeni T. – con la moglie di Ruggero e i loro due figli, Bruno e Mariuccia, scappano da Pola fino a Rovigno e, con l’aiuto della famiglia Benussi, arrivano a Trieste. Lì stanno al Silos, uno dei Campi Profughi di Trieste, poi trascorrono un po’ di tempo, nel mese di ottobre, a Romans d’Isonzo, in provincia di Gorizia, presso parenti. Poi Ida Clagnan va al Campo Profughi di Firenze, alla Vecchia Manifattura Tabacchi e, infine, abita nel Villaggio degli esuli di Peretola, vicino a Firenze, fino a quando muore negli anni ’80 del Novecento. Oggi non ci sono suoi discendenti».

D.: Chi erano gli altri parenti o amici di Pola? Sono fuggiti anche essi dall’Istria per gli stessi motivi dei Visintin e Tomasin?

Ida e Norma

Ida Clagnan e Norma Visintin, 1979

R.: «Sì ovvio, i motivi sono sempre quelli: la guerra e le uccisioni di italiani d’Istria da parte dei partigiani di Titospiega la Barbanti – Intanto dico che la famiglia di Ruggero Clagnan, dopo di Romans si sposta a Vicenza e con quel parentado non abbiamo avuto più contatti. Mia madre, Zeni T., dopo il 1945, va al Collegio delle Orsoline di Gorizia per studiare e vedeva i genitori una volta ogni 15 giorni, perciò molte vicende dell’esodo non le ha mai sapute in modo diretto e continuo. Poi ricordo che la famiglia Bruno Gruppi, per l’esodo fugge da Rovigno, per giungere a Romans d’Isonzo e poi si stabilisce a Monfalcone, in provincia di Gorizia».

D.: L’esodo porta tutte queste famiglie a Trieste, Romans d’Isonzo, Firenze, Vicenza, Monfalcone. E i Visintin Tomasin dove arrivano? Per caso, qualcuno se ne va all’estero?

R.: «Siamo dispersi in giro per il mondo – è l’amara considerazione – Antea Visintin, sorella di mia nonna Norma è a Trieste, si sposa con Luigi Vecchiet, professore del Liceo Petrarca. So che Vilfrido Visintin, fratello di mia nonna andò in Australia. Invece Fosca e Armanda, sorelle di Norma Visintin, vanno a Parigi, ma con i discendenti non abbiamo più contatti».

D.: Avrà sicuramente altri ricordi della nonna Norma? Qualche modo di dire? Qualche lettera o un monile?

R.:  «Ricordo che la nonna Norma mi diceva – risponde la Barbanti – ‘Alo, alo movite, che il sol magna le ore!’, oppure in riferimento al bucato delle maglie di lana: ‘Ogni lavada xe una frugada’. Mi viene in mente che Ida Clagnan, Emma Visintin e la mia nonna Norma stavano a Romans d’Isonzo fino al 1945 e si aiutavano tanto nei lavori di sartoria, oppure di ricamo, una competenza diffusa tra le donne istriane di un tempo. Poi ricordo che mia nonna aveva gli orecchini moretti fabbricati a Fiume. Me li sono fatti regalare pochi anni prima che lei mancasse».

Gli orecchini moretti di nonna Norma

Gli orecchini moretti di nonna Norma Visintin

D.: C’è qualche altro ricordo dell’esodo a Romans d’Isonzo?

R.: «Zeni ci raccontava dell’aereo Pippo, che era degli inglesi – aggiunge l’intervistata – e a Romans mitragliava la sera nelle case che avevano lasciato qualche luce, nonostante l’oscuramento imposto dai nazi-fascisti. Il rombo di Pippo le faceva venire mal di pancia e non riusciva neanche a mangiare quel poco che c’era, come ad esempio polenta e latte, oppure un uovo… che simpatica la zia Ida, mangiava un uovo tutto intero, ‘perché così sento qualcossa sotto dei denti’, diceva in dialetto».

D.: Avete mai sentito parlare dei massacri nelle foibe?

R.: «Mi ricordo che zia Tea, ossia Antea Visintin, zia di mia madre – conclude Paola Barbanti – che stava a Trieste, ci portava da ragazzi, negli anni ’60, a vedere la foiba di Monrupino e ci spiegava la fine che avevano fatto fare i titini agli italiani d’Istria, diceva ‘un colpo al primo prigioniero e giù tutta la fila, legadi fra de loro, nella foiba. Era davvero terribile. Avevamo tanta paura».

 

Fonti orali

Ringrazio sentitamente la professoressa Paola Barbanti, per le informazioni raccolte con dovizia e grande interesse sui propri familiari, per renderle pubbliche, nello spirito del Giorno del Ricordo. Le immagini qui riprodotte fanno parte della Collezione Paola Barbanti di Cervignano del Friuli. Fotografie di Elio Varutti.

  • Paola Barbanti, Cervignano del Friuli, provincia di Udine (1960), intervista del 3, 4 e 7 marzo 2016, a cura di E. Varutti.
  • Zeni T., Romans d’Isonzo, provincia di Gorizia (1936), int. del 4 marzo 2016, con la collaborazione di Paola Barbanti, a cura di E. Varutti.
Rovigno, anni 1930-1935

Rovigno d’Istria, anni 1930-1935

Sitologia

Da alcune ricerche nel web emerge che alcuni Clagnan, nel 2006, sono presenti in Brasile, ma sono discendenti dell’emigrazione da Staranzano, provincia di Gorizia, avvenuta nel 1894.

Vedi: l’Archivio Multimediale della Memoria dell’Emigrazione Regionale (AMMER), Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

 

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