Leggi gli ultimi post dell'autore:

 

“IN LIMINE. L’AURA MAGICA DELLA PORTA”. Le arti del fuoco: serrature, chiavi, battenti ed altri accessori.

Presso il Museo Etnografico del Friuli (Palazzo Giacomelli – Udine,via Grazzano 1), nell’ambito dei percorsi espositivi di approfondimento dei diversi aspetti della cultura tradizionale, nella sala dedicata alle “Arti del fuoco” è stata recentemente allestita una nuova esposizione dedicata al tema simbolico della porta e della sua ferramenta, con esposizione di diverse tipologie di serrature dal XIV al XIX secolo, chiavi, picchiotti, cardini, bandelle, catenacci, lucchetti e accessori diversi, esempi di raffinata produzione dei magnani o semplici oggetti del vivere quotidiano.
L’esposizione rientra nel progetto di rotazione di alcune aree allestitive del Museo Etnografico al fine di presentare le articolate collezioni museali e nel contempo indagare i molteplici temi legati alla cultura materiale come significato del “saper fare” e pratica dell’agire simbolico

Uno dei grandi temi di studio del folklore europeo è quello che investe i miti e i riti del costruire, connaturati all’uomo fin dall’antichità. Alla radice c’è probabilmente la constatazione che la costruzione di un edificio rappresenti una violazione e una riorganizzazione di uno spazio.
La casa, la domus, la superficie abitativa, esemplificano bene questi concetti. Intorno alla porta e agli altri segmenti di spazio domestico deputati al passaggio (la soglia, il camino, le finestre, e poi ancora, gli stipiti, l’architrave, le serrature, ovvero quelle linee di demarcazione tra i due mondi della dualità più elementare, interno/esterno, natura e cultura, domestico e selvatico, conosciuto/ignoto si concentrano molte di queste prassi di carattere simbolico-rituale. In diverse culture si è riscontato come la soglia sia un delicatissimo punto che concentra in sé la criticità del contatto tra spazi, entità e realtà diverse. Attorno ad essa si sono sviluppate complesse ideologie, spiriti guardiani e protettori, estensori del loro dominio anche all’interno delle mura domestiche. La soglia infatti delimita, riconosce e permette alla comunità – di cui quella domestica è nucleo primo e fondamentale – di riconoscersi.
Alcuni esempi, tratti dal folklore friulano, esemplificano le credenze intorno alla soglia. Per difendersi dall’incubo, il nostro cjalcjut “colui che preme, opprime”, rappresentato in forma di strega o di spirito animale, si consiglia di inserire un coltello nella toppa della serratura della camera, ma con la punta rivolta all’esterno. Per avere la prova che una donna sia una strega, informa Andreina Ciceri, il mezzo più comune è quello di porre la scopa attraverso la porta: non la scavalcherebbe mai. La decorazione plastica a corredo dell’architettura della soglia si sviluppa all’esterno, sempre con valenza magico-apotropaica. Mascheroni e protomi scolpite, animali o antropomorfe, collocate in alto, all’entrata del portòn, costituiscono talismani di pietra, talora affiancati alle iniziali e al simbolo di famiglia. Una funzione non dissimile, è demandata alle “pietre del fulmine” e alle relative credenze. Pietre dalla forma particolare o cuspidi preistoriche originate dalla caduta di un fulmine, sono assunte come amuleti contro la folgore. Recuperate, collocate nelle strutture degli edifici o appese presso la soglia, ad esse si demandano virtù profilattiche contro pericoli meteorologici e disgrazie. Allo stesso modo si usa segnare l’architrave o la porta della casa o della stalla, con croci e nodi di Salomone: la dimora e per estensione i suoi occupanti sono difesi anche dalla sanctitas, requisito dell’inviolabilità in ambienti fortemente religiosi. La sacralità cristiana convive così in modo sincretico con elementi magico-religiosi più antichi, a formare un capitale simbolico diffuso e molto sofisticato.
L’arredo della porta è quanto mai articolato e ricco. Fin dall’antichità il corredo in ferro è pura espressione dell’arte della forgiatura e studio di meccanismi sempre più perfezionati per serrature che coniugavano perizia e decoro. Pochi oggetti del vivere quotidiano, come la chiave, hanno avuto una così grande importanza lungo i secoli e nel quotidiano di tutti i giorni, ma anche un’ ampia elaborazione simbolica e allegorica legata all’estetica, alla letteratura, alle conquiste della tecnica. La chiave e il suo possesso significano potere e ricchezza, ma anche fiducia, fedeltà e riservatezza. La chiave può essere concessa oppure negata, ottenuta o persa nell’ambito della sapienza, del miglioramento spirituale ed intellettuale. Anche nel simbolismo cristiano la chiave ricorre nelle Sacre scritture per illustrare concetti oggetto di illustrazione da parte di esegeti. San Pietro possiede l’attributo di una coppia di chiavi , espressione del potere conferito da Cristo all’apostolo; una chiave è d’oro, simbolo di potenza e l’altra d’argento, simbolo della scienza.
Ma la costante evoluzione di questi manufatti lungo i secoli, oltre a essere espressione di raffinata e meticolosa arte del ferro battuto, accompagnandosi all’arredo ne riflette l’evolversi degli stili, declinandone il gusto
I manufatti esposti e provengono dai lasciti Perusini e Ciceri o da recenti donazioni.

Informazioni:
Museo Etnografico del Friuli 
Palazzo Giacomelli, Borgo Grazzano
Tel. +39.0432.271920
Fax: +39.0432.271907
museoetnografico@comune.udine.it

Orario di apertura al pubblico:
da martedì a domenica 10.30 – 19.00 (orario estivo)

Condividi questo articolo:

  • RSS
  • Facebook
  • MySpace
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • OK_notizie
  • Segnalo
  • excite
  • fai.informazione.it
  • email
  • PDF
  • Print
  • LinkedIn
  • Live

Tag:,

Creative Commons License Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

      

Inserisci un commento

You must be logged in to post a comment.